Più veloce dell’ombra, di Federica Tuzi

Una ragazzina si aggira per la stazione Porta Nuova alla ricerca dei ragazzi dello “zoo di Torino”

La commovente storia di Alessandra, ancora bambina seppur in un corpo più adulto di lei

La prima reazione che ho avuto leggendo Più veloce dell’ombra di Federica Tuzi (edizioni Fandango) è stata pensare di consigliarne la lettura nelle scuole allo scopo di aiutare i ragazzini a combattere il bullismo; poi, a mente fredda, ho pensato che fosse più giusto suggerirlo a un target di genitori, quelli che pensano che i propri figli siano sempre sbagliati e, anziché incoraggiarli a sviluppare le loro peculiarità, preferiscono sottolinearne le diversità rispetto agli “altri”.

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Cosa leggeremo nelle prossime settimane?

sezioneprimaveraLa lista dei libri da leggere nei prossimi giorni si allunga sempre di più e io non dispongo di tutto il tempo che vorrei per dedicarmi ai libri, a meno che non mi venga la brillante idea di far saltare pranzi e cene ai bambini oppure non mi passi la voglia di dormire. Non credo siano due strade percorribili, pertanto farò del mio meglio per cercare di portare a termine, entro la fine di aprile, un numero ragionevole di letture. Che dite, ci diamo come obiettivo 5 titoli entro il 30 aprile? Mi sembra fattibile, quindi a questi cinque ne aggiungo altrettanti che, probabilmente, non riuscirò a terminare in questo periodo, ma che prevedibilmente finirò per acquistare. Perché, si sa, la lunga lista dei libri da leggere di norma non si esaurisce mai e renderla ancora più corposa incrementa il piacere morboso che nutriamo noi lettori verso i libri.

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Enjoy Sarajevo, di Michele Gambino

99A3653B-2B0D-4EF7-B6EA-552545A46A97“Enjoy Sarajevo” di Michele Gambino è uscito a gennaio 2018 per Fandango Libri: parla di guerra, di quel casino che è stata la ex Jugoslavia all’inizio degli anni Novanta, delle ambizioni di un uomo e delle perversioni di un altro. Ma è dedicato anche alle donne perché, quando c’è una guerra, a compiere le gesta eroiche non sono solo gli uomini.

Alle donne di Sarajevo che giorno per giorno resistettero alla follia degli uomini. A tutte le donne che, in circostanze simili, farebbero lo stesso.

Al centro di questa storia ci sono gli uomini che hanno fatto la guerra: quelli che l’hanno voluta, quelli che l’hanno combattuta forse senza neanche capirne bene i motivi, quelli che l’hanno vissuta. Intorno a loro ruotano le donne, le figure che, sullo sfondo, li hanno aiutati a mantenersi in vita, li hanno sfamati, hanno fatto loro da mogli e da madri.

È la saggezza antica delle donne a consentire la sopravvivenza delle comunità minacciate dalla violenza innata degli uomini. La verità di fondo è che in guerra tutte le donne si trasformano in madri, e tutti gli uomini in figli.

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