“Basil” entra nel Club dei lettori solitari

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Quando ho iniziato a leggere Basil (Fazi Editore, 2017), il mio primo romanzo di Wilkie Collins, avrei dovuto sapere che sarei corsa ad acquistare anche gli altri: dalle prime pagine che contengono la lettera di dedica “all’illustrissimo Charles James Ward” traspare l’amore per la narrazione, per la commistione equilibrata fra realtà e invenzione, per la costruzione dei personaggi.

Basil, pubblicato nel 1852, fu il secondo romanzo scritto da Collins (dopo Antonina nel 1850) e venne condannato dai lettori “come un oltraggio al loro senso del decoro”, come afferma lo stesso autore nel 1862 ribadendo la consapevolezza con la quale, dieci anni prima, ideò e scrisse questa storia. Ma nonostante l’avversione iniziale della critica, dopo questi dieci anni Basil si era già fatto strada ricevendo il favore del pubblico e permettendo a Collins di inserirsi fra i grandi romanzieri dell’Ottocento.

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“Basil” ti prende per mano e ti porta con sé

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Photocredit: Fazi Editore

Voglia di romanzone ottocentesco?

Per soddisfare la vostra esigenza di storie intense esce oggi in libreria Basil e, ancora una volta, Fazi Editore colmerà la vostra dipendenza da Wilkie Collins.

La letteratura inglese dell’Ottocento è sempre una garanzia quando si ha voglia di immergersi in un libro e non pensare a tutto ciò che ci succede intorno. In questo caso si rischia l’emarginazione sociale perché Basil ha tutta l’aria di essere un personaggio che ti prenderà per mano e ti trascinerà con sé laggiù, in fondo, nel baratro, nella fossa che si scava da solo compiendo un errore dietro l’altro.

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