Cold Spring Harbor

Richard Yates, ancora lui

Dopo Easter parade torno a parlare di uno dei miei scrittori preferiti con Cold Spring Harbour pubblicato sempre nella bellissima collana classics di Minimum Fax (2010).

È la storia del giovane Evan Shepard, eterno indeciso tra il lasciarsi trascinare dalla quotidianità o iscriversi all’università, che vive a Cold Spring Harbour, cittadina residenziale di Long Island, insieme al padre Charles, militare congedato prematuramente, e alla madre Grace, ex bella donna devota solo all’alcol e alla solitudine. Dopo un’infanzia turbolenta Evan trova finalmente pace nella passione per le automobili, una breve tregua interrotta subito dalla relazione immatura con Mary, con tanto di gravidanza al seguito e matrimonio lampo.

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Parata di Pasqua

“Easter parade” di Richard Yates

Scrivo per la prima volta di un autore che ho amato da subito leggendo Disturbo della quiete pubblica e di cui, stranamente, non ho letto Revolutionary road, il suo romanzo ben più conosciuto.
Se volete leggere delle storie a lieto fine Yates non è proprio l’autore che fa per voi. Alla sua morte, in mezzo alla desolazione della sua casa, fu ritrovato un biglietto con riportata una frase di Adlai Stevenson che rende bene l’idea:

“Gli americani hanno sempre dato per scontato, nel loro subconscio, che tutte le storie abbiano un lieto fine”

In Easter parade ritroviamo tutto lo stile di Yates caratterizzato da una vita fatta di guerra, alcolismo, crisi depressive e periodi autodistruttivi. Yates è spietato con tutti i suoi personaggi e riversa su di loro le esperienze negative da lui realmente vissute. Ma è proprio in Easter parade che emerge l’infelicità patita in famiglia e il dolore represso accumulato nel difficile rapporto con la madre, detta Dookie. Non a caso Esther, la mamma delle sorelle Grimes protagoniste del romanzo, viene chiamata da tutti Pookie.

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